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Blog di Luisa Corsa

Come Potare il Melograno

Il melograno è una pianta generosa e adattabile, capace di fruttificare anche in condizioni non perfette, ma proprio per questo tende a crescere in modo disordinato se non viene guidato. La potatura non serve solo a “contenere” la chioma: serve a definire una struttura stabile, favorire la luce all’interno, migliorare l’aerazione e indirizzare l’energia verso rami produttivi. Un melograno non potato può diventare un groviglio di rami sottili e polloni, con frutti più piccoli, maturazione irregolare e maggiore sensibilità a rotture o a patologie favorite dall’umidità. Al contrario, una potatura ben fatta rende la pianta più equilibrata, più gestibile e più produttiva nel tempo, perché riduce la competizione interna e mantiene rami giovani, forti e ben posizionati.

È importante anche ricordare che il melograno ha un comportamento particolare: fruttifica soprattutto su rami dell’anno precedente e su corti brindilli che si formano su legno di due o più anni. Questo significa che la potatura deve rispettare il legno “utile” e non può essere impostata come su altre specie. Tagliare troppo o nel modo sbagliato può ridurre la produzione per una o più stagioni, mentre interventi mirati, ripetuti e moderati, mantengono la fruttificazione costante.

Indice

  • 1 Capire come cresce il melograno: polloni, rami e legno fruttifero
  • 2 Quando potare: tempi corretti e differenza tra potatura secca e verde
  • 3 Scegliere la forma di allevamento: cespuglio o alberello
  • 4 Potatura di formazione: impostare la struttura nei primi anni
  • 5 Potatura di produzione: mantenere rami fruttiferi senza esaurire la pianta
  • 6 Gestione dei polloni: il punto critico per chi coltiva melograni
  • 7 Tagli corretti e gestione delle ferite: precisione e igiene
  • 8 Potatura e frutti: come evitare scottature e frutti di bassa qualità
  • 9 Ringiovanimento di piante vecchie o trascurate: intervenire senza “shock”
  • 10 Conclusioni

Capire come cresce il melograno: polloni, rami e legno fruttifero

Il melograno emette spesso polloni dalla base e dal colletto, soprattutto se la pianta è in forma cespugliosa o se ha subito stress. Questi polloni sono vigorosi e possono diventare rami principali, ma se sono troppi sottraggono energia alla fruttificazione e infittiscono la chioma. Anche all’interno della pianta possono comparire succhioni, rami verticali molto forti che crescono rapidamente ma fruttificano poco nel breve termine. La potatura consiste in gran parte nel gestire questa spinta vegetativa, selezionando pochi rami ben orientati e riducendo il superfluo.

Un altro aspetto utile è che il melograno tende a produrre rami sottili e spinosi. Le spine non sono un difetto, ma un tratto della specie: chi pota deve prevedere una gestione che faciliti la raccolta e limiti il rischio di ferite. Inoltre i frutti, crescendo, esercitano un peso che può piegare o spezzare rami troppo lunghi e sottili, soprattutto se la chioma è squilibrata. Una struttura ben impostata riduce queste rotture e rende la pianta più resistente anche al vento.

Quando potare: tempi corretti e differenza tra potatura secca e verde

Il periodo più comune per la potatura del melograno è la fine dell’inverno o l’inizio della primavera, quando il rischio di gelate intense diminuisce ma la pianta non è ancora entrata nella piena ripresa vegetativa. In questo momento la struttura è ben visibile perché la pianta è spoglia, e i tagli stimolano una ripartenza controllata. Nelle zone con inverni miti si può anticipare, mentre dove le gelate tardive sono frequenti conviene aspettare un po’ di più, perché i tagli recenti possono rendere i tessuti più sensibili.

Accanto alla potatura invernale esiste la potatura verde, che si effettua in stagione vegetativa, soprattutto per contenere succhioni e ricacci e per migliorare l’arieggiamento senza ricorrere a tagli grossi. Sul melograno la potatura verde è particolarmente utile perché permette di correggere l’eccesso di vigoria prima che la pianta investa troppe risorse in rami improduttivi. È però un intervento che va dosato: eliminare troppa vegetazione in estate può esporre i frutti a scottature solari o ridurre la capacità della pianta di alimentare la maturazione, quindi si lavora con criterio, mirando al riequilibrio più che alla “pulizia totale”.

Scegliere la forma di allevamento: cespuglio o alberello

Il melograno si presta bene a una forma a cespuglio, con più branche che partono da vicino al suolo, oppure a una forma ad alberello, con un tronco principale e una chioma più alta. La scelta dipende dallo spazio, dal clima e dall’uso. Il cespuglio è spesso più rustico e tollera meglio eventuali danni, perché se un ramo principale si compromette la pianta può rigenerarsi dalla base. È anche comodo in zone ventose perché la struttura è più bassa e stabile. L’alberello può essere più ordinato e facilitare alcune lavorazioni al suolo, ma richiede più attenzione nella fase di formazione e nella gestione dei polloni, perché la pianta tende naturalmente a emettere ricacci basali.

Qualunque forma si scelga, l’obiettivo strutturale è sempre lo stesso: creare una chioma aperta, ben illuminata, con rami principali distanziati e con un centro non eccessivamente affollato. Una chioma troppo chiusa produce ombra e umidità interna, e questo penalizza la qualità dei frutti e la sanità generale.

Potatura di formazione: impostare la struttura nei primi anni

Nei primi anni la priorità non è produrre molti frutti, ma costruire un’architettura solida. Se la pianta è giovane e vigorosa, la tentazione è lasciarla crescere liberamente; il risultato, spesso, è una massa di rami intrecciati che poi richiede tagli drastici e rischiosi. La potatura di formazione seleziona pochi rami principali, ben orientati verso l’esterno, e riduce quelli che crescono verso l’interno o che si incrociano. Sul melograno è utile evitare angoli troppo stretti tra branche e tronco, perché nel tempo diventano punti deboli che si spaccano sotto il peso dei frutti.

Durante la formazione è anche importante gestire l’altezza. Se vuoi una pianta comoda da raccogliere, non ha senso impostare branche che partono troppo in alto o consentire un allungamento eccessivo. Una struttura più contenuta rende più facile intervenire con potature leggere negli anni successivi e riduce il bisogno di scale o attrezzi.

Potatura di produzione: mantenere rami fruttiferi senza esaurire la pianta

Quando il melograno entra in produzione, la potatura deve bilanciare due esigenze: mantenere una buona quantità di legno fruttifero e rinnovare la chioma per evitare l’invecchiamento. Se si lascia la pianta senza interventi, tende a produrre molto legno sottile e ombreggiato all’interno, con frutti prevalentemente sulla periferia. Se invece si taglia troppo, la pianta reagisce emettendo molti ricacci vigorosi che riducono la fruttificazione.

La potatura di produzione lavora per sottrazione ragionata: si eliminano rami secchi o danneggiati, si riducono quelli che si incrociano e si dirada la parte interna per far entrare luce. Sul melograno è spesso efficace mantenere una struttura a “vaso” o comunque aperta, dove i rami principali si allargano e lasciano un corridoio di luce al centro. In questo modo, i brindilli e le formazioni fruttifere trovano condizioni migliori e la fruttificazione si distribuisce più uniformemente.

Un aspetto pratico importante è la gestione della lunghezza dei rami. Rami troppo lunghi e sottili producono frutti che pendono e possono spaccarsi o strisciare. Un accorciamento moderato su rami selezionati può rinforzare la porzione produttiva e favorire una ramificazione più robusta. L’accorciamento, però, deve essere sempre calibrato: tagli eccessivi spostano la pianta verso la vegetazione e allontanano la produzione.

Gestione dei polloni: il punto critico per chi coltiva melograni

Il melograno produce polloni con facilità, soprattutto alla base. Se la forma scelta è ad alberello, i polloni vanno rimossi con regolarità perché sottraggono energia e riportano la pianta verso una forma cespugliosa. Se invece la forma è a cespuglio, i polloni non sono tutti “nemici”: alcuni possono essere selezionati per sostituire branche vecchie o danneggiate, mantenendo la pianta giovane. Il segreto è non lasciare che si accumulino in modo indiscriminato. Troppi polloni significano ombra, competizione e un lavoro di potatura sempre più pesante negli anni.

La rimozione dei polloni è spesso più efficace quando sono ancora teneri, perché si evita di creare ferite grandi e si riduce la capacità della pianta di reagire con nuovi ricacci. Anche qui la coerenza conta più della forza: interventi piccoli e regolari sono preferibili a tagli drastici sporadici.

Tagli corretti e gestione delle ferite: precisione e igiene

Il melograno, come molte specie, reagisce meglio a tagli netti e ben posizionati. Un taglio pulito riduce la superficie esposta e facilita la cicatrizzazione. Tagliare vicino al punto di inserzione, senza lasciare monconi lunghi, aiuta a evitare seccumi e ingressi di patogeni. Allo stesso tempo, tagliare troppo “a filo” può danneggiare i tessuti di protezione; serve quindi equilibrio e buona tecnica.

Anche l’igiene degli attrezzi è importante, soprattutto se stai rimuovendo rami con segni di malattia o marciumi. L’obiettivo è non trasferire problemi da una pianta all’altra e non creare ferite sfrangiate. Un troncarami affilato riduce lo stress del taglio e rende l’intervento più rapido e sicuro, aspetto che sul melograno conta anche per la presenza di spine e per il rischio di ferirsi.

Potatura e frutti: come evitare scottature e frutti di bassa qualità

Una chioma troppo fitta produce frutti meno colorati e talvolta più soggetti a umidità e marciumi, ma una chioma troppo aperta può esporre i frutti al sole diretto, causando scottature, soprattutto in estati calde. La potatura deve quindi creare luce diffusa, non “spogliare” la pianta. Questo è particolarmente vero se si effettua potatura verde: eliminare molte foglie attorno ai frutti può migliorare l’arieggiamento ma aumentare il rischio di danni da sole.

La qualità del frutto dipende anche dall’equilibrio tra carico produttivo e vigoria. Una pianta stressata da potature eccessive può emettere ricacci vigorosi a discapito della pezzatura e della costanza produttiva. La potatura ideale lascia un numero ragionevole di rami produttivi, mantenendo la pianta in un regime di crescita stabile.

Ringiovanimento di piante vecchie o trascurate: intervenire senza “shock”

Se il melograno è molto vecchio o è stato trascurato per anni, spesso presenta una massa di rami intricati, legno vecchio poco produttivo e molti polloni. In questi casi la tentazione di “rifare tutto” in una volta è comprensibile, ma rischiosa: un intervento troppo drastico può provocare una reazione vegetativa enorme, con un’esplosione di succhioni e una riduzione della fruttificazione per più stagioni.

Il ringiovanimento efficace si fa per gradi, riducendo progressivamente il legno vecchio e selezionando nuovi rami che prenderanno il posto delle branche esaurite. Eliminare ogni anno una parte delle branche più vecchie e sostituirle con polloni selezionati consente di rinnovare la pianta mantenendo una produzione accettabile. In questo modo la pianta non subisce uno shock e tu non ti ritrovi con una chioma ingestibile di ricacci.

Conclusioni

Potare il melograno significa guidare una pianta naturalmente vigorosa verso una struttura aperta, luminosa e produttiva, senza forzarla con tagli eccessivi. La potatura invernale definisce struttura e rinnovo, quella verde corregge vigoria e affollamento, e la gestione dei polloni mantiene la forma scelta nel tempo. Se l’obiettivo è produrre frutti di qualità e avere una pianta sana, la strategia migliore è intervenire poco ma spesso, rispettando il legno fruttifero e mantenendo una chioma capace di far entrare luce e aria senza esporre troppo i frutti.

Con questo approccio, il melograno diventa non solo più produttivo, ma anche più semplice da gestire anno dopo anno, con meno rotture, meno affollamento e una fruttificazione più costante e soddisfacente.

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